i Pionieri di Rodari
Mostra
La mostra "i Pionieri di Rodari"
Dal 3 luglio al 13 settembre le Scuderie di Palazzo Moroni ospitano la mostra i Pionieri di Rodari.
La mostra ricostruisce la storia del "Pioniere", la rivista dell'associazione "Pionieri d'Italia" nata nel secondo dopoguerra, di cui Gianni Rodari fu uno dei principali protagonisti, attraverso alcune delle sue tavole e pagine, oltre ad articoli di giornali dell’epoca.
É promossa dal Comune di Padova - Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Centro Studi Ettore Luccini e l'Associazione Crap (Comitato Ricerche Associazione Pionieri), con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
L'"altro" Rodari
In questi ultimi anni Gianni Rodari è stato al centro di una serie di eventi che ne hanno ricostruito il percorso culturale e l'impegno editoriale segnato dal conferimento del premio Andersen che lo ha consacrato come uno dei grandi autori nell'ambito della letteratura per ragazzi. Questo è il lato più noto del grande scrittore, amato e tradotto in molti paesi e considerato, da chi si occupa di letteratura per ragazzi un vero e proprio punto di riferimento.
La mostra i Pionieri di Rodari ci restituisce un lato "oscuro", quello meno conosciuto del grande scrittore, e ci precipita in un universo politico e culturale dove, come ebbe a ricordare lui stesso, il suo lavoro intellettuale era connotato in termini di "eresia" e i suoi lavori erano bruciati sui sagrati delle chiese. Si tratta di un pezzo di storia italiana che ha conosciuto un vero e proprio processo di rimozione dalla memoria collettiva. Il giovanissimo Rodari, negli anni Cinquanta era condirettore del giornalino a fumetti "II Pioniere", uno dei vari strumenti culturali di una associazione che aggregava i bambini dai 6 ai 14 anni: l'Api, l'Associazione Pionieri d'Italia.
Una realtà che si ispirava ad alcune esperienze associative per bambini legate all'universo socialista e comunista: i Falken, i Falchi rossi e i Pionieri sovietici. Strumenti a duplice valenza: realtà associative che fornivano ai figli di operai e contadini opportunità di crescita del loro capitale culturale, ma anche (soprattutto nei paesi del blocco sovietico) strumenti di controllo sociale e di socializzazione anticipatoria per la formazione dei futuri quadri dirigenti del partito-Stato.
In Italia l'associazione dei Pionieri si muoveva tra questi due estremi, rappresentando tuttavia un fattore che avrebbe potuto assicurare quel pluralismo educativo che la nuova Costituzione repubblicana avrebbe dovuto garantire.
Rodari non fu solo il condirettore de "Il Pioniere", ma anche un dirigente dell'Api. A lui si deve la realizzazione del "Manuale del Pioniere": un mezzo per la formazione degli educatori della associazione, incentrato su una "pedagogia del gioco". Un'opera poco nota ma di notevole valore culturale, che la mostra - per la prima volta - ci restituisce in piena antitesi all'anti-manuale editato, sempre nel 1950, con un titolo emblematico dalle Edizioni Abes di Bologna, a cura di Don Lorenzo Bedeschi: Dissacrano l'infanzia. I Pionieri d'Italia.
È evidente come le linee di frattura delineatesi con la Guerra fredda si fossero riverberate con virulenza sul sistema politico e la società italiana, generando processi di polarizzazione ideologica, che spesso si tradussero in forme di negazione della stessa “umanità” dell'avversario politico, assunto quale nemico implacabile, contrario agli stessi valori della civiltà cristiana e dell'identità nazionale. Il conflitto tra le due subculture politiche, quella bianca e quella rossa, sarà infatti du-rissimo, e comporterà persino, nel 1950, la scomunica dell'Api, dei suoi educatori, delle famiglie e addirittura degli stessi bambini che frequentavano l'associazione.
L'esposizione vuole restituire ai Pionieri la loro reale identità, raccontando il loro universo organizzativo e letterario così come ci viene restituito dalle pagine de "Il Pioniere di Rodari".È un viaggio all'interno dei fumetti e dei personaggi che popolavano le pagine del giornalino: Cipollino, Chiodino, Atomino, il cane Pif. Un universo fantastico che alimentò la fantasia di un'intera generazione di bambini.
Il ruolo del Comune di Padova
Il Comune di Padova fu protagonista di questa storia, con la sua classe politica e le sue istituzioni, che si divisero in modo lacerante rispetto al ruolo e alla funzione dei Pioniere di Rodari e dei suoi obiettivi pedagogici. Una sezione della mostra è dedicata al processo che si svolse in tribunale a Padova nel 1955: alcuni braccianti, accusati di essere dirigenti dell'Api, vennero imputati di reati terribili di natura sessuale nei confronti di una trentina di bambini.
Oggi, a settant'anni dal processo di appello che si tenne a Venezia nel 1956, quando per mere ragioni di opportunità politica gli imputati vennero assolti (per insufficienza di prove), era doveroso che il Comune di Padova recepisse le giuste istanze del Centro Luccini e del Crap che sono i custodi e gli eredi di quella storia e di quella memoria, e che con questa mostra si cercasse di restituire la dignità a quelle persone e a quei bambini, entrati, loro malgrado, nel tritacarne della grande storia.
Inaugurazione
La mostra sarà inaugurata giovedì 2 luglio alle ore 17.30 in Sala Anziani di Palazzo Moroni (via Municipio 1)
Saluti istituzionali: Andrea Colasio, Assessore alla Cultura
Intervengono: Marco Fincardi, Università di Bologna; Daniela Lucangeli, Università di Padova; Flavio Zanonato, Centro studi Ettore Luccini; Morena Moretti, Associazione Crap (Comitato Ricerche Associazione Pionieri)
Informazioni
La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19
Chiuso i lunedì non festivi
Ingresso libero





