Dove finisce il cielo, tutto arde

Mostra di Gaia Perotto - Silexile

La mostra "Dove finisce il cielo, tutto arde. Il mito dell'informale"

Dal 10 gennaio all'8 febbraio 2026 la Sala della Gran Guardia di Padova ospita la mostra personale di Gaia Perotto, che presenta un ciclo di venti opere dedicate a un incontro inedito tra mitologia greca e astrazione informale. La mostra, promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Padova, è curata da Enrica Feltracco e Massimiliano Sabbion.
Come suggerisce il titolo "Dove finisce il cielo, tutto arde. Il mito nell’Informale", l’artista attinge ai grandi miti ellenici – da Ecate a Prometeo, da Afrodite a Icaro, fino ai racconti delle Moire e dei Titani – reinterpretandoli non in forma figurativa, ma attraverso il vigore della materia, del colore e della luce. Le opere, spesso identificate nel titolo da divinità o figure del mito, suggeriscono temi di trasformazione, ardore, caduta, rinascita e destino. L’uso di pigmenti naturali, di terre, minerali e materiali preziosi amplifica la dimensione arcaica e sacrale delle tele, che sembrano emergere da un tempo primordiale. La monumentalità della Sala della Gran Guardia accoglie e amplifica questa ricerca, creando un ambiente in cui mito, memoria e gesto pittorico si intrecciano.

Le opere

Nelle opere di Gaia Perotto la materia si fa mito. Le superfici vibrano come elementi cosmici, evocando le scintille di Prometeo, le oscurità liminali di Ecate, il bagliore di Afrodite che emerge dalla schiuma, le tensioni titaniche tra luce e ombra, i voli interrotti e le risalite interiori che richiamano Icaro. I pigmenti, lavorati in stratificazioni dense o velature sottili, conquistano lo spazio della tela trasformandola in un luogo narrativo: ogni quadro diventa una “tavoletta oracolare” su cui si inscrivono tensioni, presagi, metamorfosi. I segni, ora impetuosi ora trattenuti, generano atmosfere che si muovono tra silenzio e rivelazione, tra esplosione e sussurro. La pittura appare come una danza in metamorfosi continua, un caleidoscopio di luci e contrasti che catturano un istante. La scelta di pigmenti naturali dà alle superfici una qualità sinestetica e tattile: una materia che non descrive il mito, ma lo incarna, lo riporta alla sua essenza primigenia. Ogni tela è una soglia: un punto di accesso in cui lo spettatore si trova immerso in un dialogo con archetipi antichi, attraverso emozioni contemporanee: attesa, solitudine, ardore, rinascita.
L’energia che anima il colore nella ricerca di Gaia Perotto non ammette replica né affaticamento: nessun gesto coincide con uno già compiuto, né anticipa quello futuro. Ogni azione si genera come un respiro inedito, un impulso autonomo che esiste solo nel presente. La sua pittura si manifesta come un evento irripetibile, concentrato nell’istante in cui la mano entra in contatto con la materia e la conduce verso una forma di emozione visibile. È una scrittura segnica che si deposita sulla superficie, ponendosi come soglia tra l’artista e il colore. Nelle opere di Gaia Perotto, ogni segno diventa attraversamento, avanzamento lungo un percorso in continua definizione; ogni stratificazione materica rappresenta il tentativo di oltrepassare i confini del reale; ogni colore riporta in superficie ciò che solitamente resta celato. La sua pittura non si limita a descrivere: svela. Non replica il mondo: lo mette in discussione.

Gaia Perotto

Gaia Perotto, in arte Silexile, nasce a Torino nel 1995. Ha frequentato il Liceo artistico e, dopo una parentesi di studi liceali scientifici, ha ripreso a disegnare a 16 anni. Nel 2018, ha collaborato con una stilista parigina realizzando i disegni di alcuni capi di abbigliamento on stage per Johnny Depp. Contestualmente, ha creato opere destinate alle collezioni private dello stesso Depp, di Alice Cooper, di Joe Perry e sua moglie, di Tommy Henriksen. Nel 2019 ha prodotto altre creazioni per Alice Cooper e Tommy Henriksen. Nel 2019 ha iniziato la collaborazione con un noto amanuense marchigiano; esperienza che le ha consentito di spaziare dalla ritrattistica, alla miniatura e alla decorazione medievali, nonché di sperimentare materiali e supporti storici come la tempera all’uovo, l’acquerello da pigmenti naturali, l’inchiostro ferrogallico, il vellum e la carta bambagina. Tali collaborazioni sono state esposte a Biella, Bienno, Lucca, Modena, Piacenza e Lipsia. Alcune sono state pubblicate in un articolo della rivista di calligrafia americana “Bound & Lettered”. Nel 2020, ha iniziato la sperimentazione nel campo della digital art, rivolgendosi in particolare alla ritrattistica. Contemporaneamente ha intrapreso una strada di ricerca verso la pittura astratta: non un distacco dalla realtà ma, al contrario, un contatto con la consistenza della materia. Vive e lavora a Sondrio.

Inaugurazione

La mostra sarà inaugurata venerdì 9 gennaio alle ore 17.30 alla Sala della Gran Guardia di Padova.

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