Tomba Emo 76

del Museo Archeologico

Il Museo Archeologico si è rinnovato. Piccoli passi in direzione di un obiettivo importante: presentare al pubblico le novità scientifiche sulla Padova preromana emerse, in particolare, negli ultimi anni.

In accordo con la Soprintendenza per l’Archeologia del Veneto si è deciso di integrare l’allestimento con alcuni corredi funerari rinvenuti tra il 2002 e il 2003 nel corso dello scavo realizzato a Palazzo Emo Capodilista, ora Tabacchi. Uno scavo di eccezionale rilevanza, che ha permesso di scoprire una necropoli ad alta densità di sepolture, fino ad allora pressoché sconosciuta: in un’area di circa 300 m2 sono state rinvenute circa 700 sepolture, sia a inumazione sia a incinerazione, alcune sepolture di cavalli, circa 200 pozzetti di rogo e un’area preposta all’accensione delle pire.
    
Eccezionali sono alcune delle sepolture rinvenute, oggi esposte in Museo. Tra esse spicca la tomba di un falegname (650-625 a.C.), incinerato e sepolto con un ricco corredo e il suo set da lavoro, e quella di un’anziana donna, morta intorno alla metà del VII secolo a.C. ad un’età compresa tra i 69 e i 78 anni, inumata e accompagnata da un corredo di oggetti deposti capovolti.   

L’ultima acquisizione è una sepoltura complessa: si tratta della Tomba Emo 76. In origine contenuta in una cassetta di legno collocata in una fossa, apparteneva a una famiglia di almeno quattro individui: un giovane, un adulto, una donna e un bambino di circa 3 anni. Ricco ed elegante il corredo, databile fra la fine del VIII secolo a.C. e gli inizi del VII secolo a.C. Notevole l’interesse scientifico della sepoltura, che evidenzia il rituale funerario, già attestato presso i Veneti antichi, della riapertura della tomba per il ricongiungimento dei defunti.

Il suo restauro è stato reso possibile grazie al Rotary Club di Abano e Montegrotto Terme, che ha deciso di finalizzare il service dell’anno sociale 2014-2015 alla valorizzazione del patrimonio archeologico locale.

 

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